Conversazione: Gli italiani sono razzisti?

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Se qualcuno mi chiede ‘è vero che gli italiani sono razzisti?’, io rispondo a questa domanda con la mia esperienza di ragazza sud-americana, in maniera chiusa: con un sì o un no. Io dico: No, gli italiani non sono razzisti.”

Così Angélica, che vive in Italia oramai da molti anni, ha voluto raccontarci il suo punto di vista riguardante il razzismo in Italia. Leggiamo il suo interessante racconto riguardante un dibattito molto acceso in questo 2020.

“Secondo me, quello che succede con gli italiani è che hanno paura del diverso. 

Con questo però non voglio dire che non esistono casi di razzismo in un Paese di 60 milioni di abitanti, ma per fortuna sono casi ancora eccezionali. Parlo di situazioni spiacevoli, come quella avvenuta nel bar di Treviso, in Veneto a giugno 2019, in cui una cameriera è stata rifiutata da un cliente per il colore della sua pelle. È un caso brutto e ingiustificabile, ma quello che cerco di evidenziare è che comunque non si tratta di un razzismo violento o sistematico come quello degli Stati Uniti, dove ti rinegano, e ancora oggi, non ti assegnano un posto di lavoro o ti possono attaccare per il colore della tua pelle.

La mia opinione riguardante il razzismo in Italia

Secondo me, il razzismo in Italia è più forte fra gli stessi italiani.

Tutto parte dal forte divario che esiste da sempre fra il Nord e il Sud di questo Paese.

A Milano, ad esempio, negli anni ‘60 mettevano dei cartelli con le scritte “Non si affitta ai meridionali” (“meridionali” e “terroni” sono dei termini dispregiativi per riferirsi alle persone del Sud, così come “polentone” per parlare di quelli del Nord). Oggi, questo tipo di discriminazione non è così forte, ma è ancora un fatto sottinteso, una rivalità perenne fra il Nord e il Sud.

Origine del razzismo in Italia

Tutto questo però ha delle basi storiche. Ricordiamo che l’Italia è nata formandosi da piccoli posti, paesini e regioni che erano divisi e che poi sono stati “costretti” ad unificarsi. Questo ha dato come risultato un forte senso di appartenenza locale, quello che formalmente si chiama “Campanilismo”. 

Inoltre, a livello storico, il concetto di “razzismo” in Italia è stato importato. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia era un alleato della Germania e Mussolini per farsi bello con il Führer adotta le Leggi Razziali approvate da Hitler.

Un altro aspetto importante è la grande influenza della Chiesa Cattolica, perché essendo un’istituzione così forte e avendo la sua “sede operativa” a Roma, ha fatto sì che in Italia si creasse quasi un unico modo di agire e pensare fortemente legato alla religione. 

Tutto questo ha dato come risultato la paura e un senso di antipatia verso modi di pensare, religioni e culture diverse. E adesso ci troviamo di fronte ad un panorama in cui tutti i giorni arrivano in Italia molti stranieri di diversi Paesi, situazione che gli italiani non sanno ancora come assimilare.

Così capita di sentire in giro (a me è capitato due volte) dei riferimenti negativi verso persone di colore e stranieri che arrivano da Paesi poveri o in conflitto.

A mio parere è solo ignoranza, ma non ignoranza dal punto di vista accademico; una ignoranza legata alla mancanza di conoscenza di altre culture, alla mancanza di apertura verso gli altri. Ripeto però che sono casi eccezionali.

Io vivo in Italia da 4 anni e non ho mai sentito storie dirette che raccontano che in Italia si nega il lavoro a qualcuno perché è di pelle scura. Ho visto alcuni esempi di persone di colore che hanno avuto carichi importanti in Italia:

  • Cécile Kyenge, ministro per l’integrazione 2013-2014, origine congolese.
  • Idris Sanneh, giornalista sportivo, una celebrità per il suo modo di commentare gli eventi sportivi, origine senegalese.
  • Mario Balotelli, che non ha bisogno di una grande spiegazione.

E poi, un Paese in cui la canzone più ascoltata su Spotify e che ha pure vinto Sanremo è cantata da uno che di nome fa Mahmood potrà mai essere razzista?”

Otre alle origine storiche, ci sono quelle economiche

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è la crisi economica che qualche anno fa ha colpito l’Italia.

Questa crisi si è sviluppata contemporaneamente a crisi politiche e sociali in altri Paesi. Quindi questa paura verso gli altri adesso è legata e fortificata dall’arrivo degli stranieri.

È più facile, anche se non è giustificato, associare la crisi agli stranieri con il tipico discorso “vengono a rubarci il lavoro”, del tutto falso. Purtroppo anche i media stanno contribuendo con questo ragionamento: ad esempio, quando succede un fatto di cronaca, subito si dice la nazionalità, se è stato fatto da un straniero.

Ma in realtà, la criminalità in Italia non si può giustificare con la presenza degli stranieri, anzi, tutto il contrario!

Nel 2018 hanno pubblicato studi che dimostrano che la criminalità in Italia è diminuita e anzi, non è per niente collegata agli stranieri.

Quindi gli italiani sono razzisti?

Alla fine, non si può generalizzare. Da un punto di vista molto personale che va collegato con la mia esperienza da straniera in Italia, non si può dire che in Italia non c’è razzismo, ma vale altrettanto in maniera contraria: non si può dire che gli italiani sono razzisti.

Più che discriminazione per il colore della pelle, si potrebbe dire che esistono casi di antipatia verso l’origine diversa di qualcuno, anche fra gli stessi italiani, fatto che è stato alimentato dalla cattiva politica attuale. Cosa che purtroppo è una tendenza mondiale di questi tempi.”

Testo di Angélica M. Velazco J.

 

Leia o artigo em português: Discussão: Os italianos são racistas

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