Giuliano Tarquini: “Per me queste sono esperienze che non hanno un prezzo!”

Storia Giuliano Tarquini

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Amichevole ma non troppo: vi raccontiamo la storia di Giuliano Tarquini

 

Giuliano sorride sempre e questo sorriso l’ha portato a raggiungere dei bei traguardi perché per lui non esistono i pensieri negativi, solo impegno e umiltà.

Ha imparato l’italiano in sei mesi, si è fatto la cittadinanza italiana e la cosa più importante, si è fatto accogliere e voler bene dalla società italiana di un piccolo Paese vicino a Bologna.

Testo di Angélica M. Velazco J.

Revisione di Consuelo Peruzzo

Storia di Giuliano Tarquini

Giuliano è un ingegnere di Sorocaba che lavorava in Brasile come venditore specializzato.

Lui semplicemente si impegna con i suoi obiettivi e poi lascia che la vita lo porti dov’è più conveniente.

Nel suo terzo decennio d’età, ha deciso di ottenere la cittadinanza italiana, così si è rimboccato le maniche e dopo aver fatto tutto quello che doveva fare, arriva a Bologna il 26 febbraio 2019 e ci rimane fino al 10 giugno, quando è stato chiamato per lavorare nel Regno Unito.

Adesso vive a Stoke-on-Trent, in Inghilterra, dove recentemente ha trovato lavoro in un’azienda nel reparto di Customer Service, per il servizio di scommesse per il pubblico brasiliano.

Su questo lavoro, lui dice: “Sono fortunato perché ho cercato lavoro come una persona che sa parlare inglese e portoghese. Due giorni dopo mi hanno chiamato per fare il colloquio e nel giro di una settimana mi hanno confermato il lavoro”. 

La storia di Giuliano Tarquini è quella di un ragazzo simpatico, semplice e che parla tre lingue: portoghese, inglese e italiano. È sposato e ha due figli: una bambina di 6 anni e un bambino di 13 mesi.

L’italiano lo parla non bene, ma benissimo e anche se ha deciso d’imparare prima l’inglese perché lo considerava più utile, quando ha deciso di studiare italiano, l’ha fatto in poco tempo. Questo lo si può spiegare con due parole: impegno e costanza. In più, come lui stesso dice, aveva la voglia nel cuore.

– Perché hai voluto imparare italiano? Quanto tempo l’hai studiato?

– Da piccolo ho voluto impararlo perché mio babbo mi faceva sentire orgoglioso delle sue origini, era di Piteglio, una località in provincia di Pistoia, in Toscana. Mi sembrava anche una mancanza di rispetto pensare di andare in Italia senza parlare italiano. Non ha senso! Il mio sangue è italiano. Ho cominciato a studiare ad agosto 2018 e ho finito a febbraio 2019; prima con lezioni private e poi con Giulia Nardini

Con pazienza e dedizione, Giuliano non si limitava solo a fare i corsi, ma studiava tutti i giorni con l’idea che “pian piano si arriva lontano”. Non perdeva tempo e anche mentre guidava, ascoltava materiale in italiano.

– Che cosa pensavi dell’Italia e degli italiani prima di cominciare a fare il corso “Esperienza”?

– Pensavo che le persone fossero chiuse, ma non era un problema per me. Avevo già in testa l’idea che arrivavo in un posto con persone e culture diverse e sapevo che le persone non avrebbero parlato con un estraneo, è normale!

Giuliano è un ragazzo pieno d’umiltà, sa tante cose, è bravissimo nel suo lavoro e non si vanta di niente.

Quando ha deciso di spostarsi in Italia, l’ha fatto con la mente completamente aperta. Non pretendeva nulla di straordinario per il solo fatto di essere un ingegnere. È arrivato in Italia disposto a fare qualsiasi lavoro decente.

Giuliano è fan di Ayrton Senna. Uno dei suoi sogni era conoscere Imola e vivere lì, ma alla fine non è stato possibile. Ha allora deciso di cercare casa in un paesino vicino a Bologna. Poco alla volta, scoprendo tante cose nuove, ha cominciato a motivarsi sempre di più.

– Che cosa ti ha colpito di più appena sei arrivato?

– Per me è stato strano il cambiamento perché sono passato da una città di 700 mila persone in Brasile. a un’altra di 3 mila persone. “Madonna, dove sono cascato”, ho pensato. Immaginavo che la città fosse piccola, ma non così tanto. Io vedevo solo montagne e qualche negozio.

Ricorda la sua prima esperienza di comunicazione in lingua italiana come un successo: doveva comprare una SIM Card e tutto è stato così fluido che la venditrice gli ha fatto i complimenti. “È stata una bellissima esperienza”, dice felice.

– E invece quali sono state le tue principale difficoltà quando hai cominciato ad avere contatto con la cultura italiana?

– Essere lontano dalla mia famiglia e iniziare una nuova vita senza essere fluente, è stata la cosa più difficile per me all’inizio. Stare lontano dalla mia famiglia è complicato perché ho due figli e, secondo me, la lontananza influisce negli altri rapporti. Nonostante tutto io avevo la mente aperta. All’inizio, nel paesino vicino a Bologna dove sono andato a vivere quasi nessuno mi parlava. Solo dopo due mesi i vicini di casa hanno cominciato a darmi il buongiorno! La persona che vendeva i biglietti dei mezzi non mi guardava in faccia… Ma tutto questo non era un problema per me perché io ero l’estraneo. Poi, pian piano si sono abituati alla mia faccia.

Questo ragazzo con i capelli neri, barba e baffi, ma con un’espressione completamente giovanile, pensa molto e quando non ricorda una parola, si sforza e la trova.

Così spiega un’altra difficoltà che ha avuto: “La questione della cittadinanza era una cosa che mi preoccupava molto perché non c’è un tempo fisso in cui sai che te la daranno, non si sa nulla e devi aspettare. Bisogna non pensarci, ma è difficile perché nel frattempo non si più lavorare. Quindi c’è l’ansia dell’attesa”.

– In questo senso, come ti ha aiutato il corso di Giulia? Ti hanno aiutato i consigli che ti hanno dato?

– Mi hanno aiutato tantissimo. Ad esempio, mi è stato molto utile imparare a salutare bene gli italiani: cominciare con un “Buongiorno, io sono Tarquini” e non con un “Ciao, sono Giuliano”! Ho imparato a non trattare le persone come amici perché questo poteva complicare la procedura della cittadinanza, quindi essere formale nei momenti corretti, come ad esempio con l’ufficiale della cittadinanza. Anche le autorità mi hanno fatto i complimenti.

Giuliano ha conosciuto il sindaco del comune dove abitava, che con molto orgoglio lo presentava agli altri impiegati del comune dicendo: “Questo è il Sig. Tarquini, è il nostro prossimo italiano perché sta facendo la procedura della cittadinanza”. Queste parole da parte del sindaco l’hanno motivato molto; inoltre, sentiva che le persone gli davano più fiducia per il fatto di parlare italiano. 

“Con Giulia ho imparato, oltre alla lingua, a fare la differenza come ad esempio offrire aiuto alle persone del posto”. Giuliano ha seguito questo insegnamento e così ha deciso di dare una mano alla proprietaria dell’appartamento dove abitava, chiedendo di poter sistemare il giardino o di fare qualche altra commissione.

In questo modo è riuscito a stabilire un rapporto di fiducia con la proprietaria dell’appartamento: “È stata una bellissima opportunità, ho costruito un rapporto d’amicizia con lei al punto che abbiamo mangiato insieme a Pasqua, lei mi ha invitato a casa sua. La signora mi ha anche aiutato a preparare il CV e a parlare con le agenzie del lavoro. Per me queste sono esperienze che non hanno un prezzo!”.

Il carisma di Giuliano ha conquistato le persone che lo circondavano. Quando cominci a parlare con lui ti rendi conto della sua bravura e della sua anima buona; questo l’hanno percepito anche le persone dell’edificio dove abitava.

Ricorda specialmente la proprietaria, che aveva 60 anni, e la nonna di 98 anni, che faceva tutto da sola e con cui ha fatto una tenera amicizia: “Ero stupito, io parlavo sempre con la nonna, le facevo vedere le foto dei miei figli e lei mi raccontava cose della Seconda Guerra Mondiale. Un giorno mi ha raccontato che ha aiutato i soldati brasiliani dell’esercito dando del cibo; si ricordava addirittura cosa gli aveva dato”.

La storia di Giuliano Tarquini è un bell’esempio di chi ha saputo costruire un aspetto fondamentale nell’approccio con una cultura diversa: la fiducia reciproca, molto importante, specialmente nei piccoli paesini come quelli italiani, dove fino a poco tempo fa non si vedeva un grande flusso di stranieri.

– Che consigli diresti ad altri che come te che stanno per cominciare l’esperienza Italia? 

– Avere la mente aperta per assorbire la nuova cultura, così è meno complicato assumere un nuovo modo di vita, integrarsi bene nel nuovo paese, conoscere e abituarsi al cibo, al trasporto, alle amicizie. Dobbiamo dimenticare quello che abbiamo lasciato in Brasile che non vuol dire non avere più contatto con le persone che si trovano lì, le vecchie amicizie rimangono, ma adesso bisogna avere la mente aperta.

La storia di Giuliano Tarquini ci insegna che quando si entra in contatto con una nuova cultura consapevole di quello che si troverà nel Paese d’accoglienza, molti ostacoli sono già superati.

Ma, molto meglio è quando si entra nella nuova cultura e si cominciano a condividere elementi di quella propria nella giusta misura, così l’esperienza di scambio diventa magica.

Credo che questo sia  il caso di molti brasiliani che arrivano a diffondere un po’ della loro solarità, come nel caso di Giuliano, che ha fatto amicizia persino con il barbiere del Paese.

“Un giorno il barbiere mi ha anche aiutato. Ha lasciato per un attimo il lavoro che stava facendo per dirmi di un lavoro che mi poteva essere utile”. 

– Secondo te, qual è il miglior modo per approfittare il corso di italiano di Giulia?

– Impegnandosi con la lingua! Io ho imparato [italiano] in sei mesi, ma non è una cosa che è arrivata da un giorno all’altro. Penso che con impegno si può fare tutto. Non bastano le lezioni due volte alla settima, bisogna utilizzare tutto quello che c’è a disposizione per imparare di più. Non esiste un segreto; solo impegno.

La storia di Giuliano Tarquini è l’esempio perfetto di chi, con costanza, impegno e dedizione ce l’ha fatta.

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