La quotidianità in quarantena: come si vive nel Paese con più decessi a causa del Coronavirus

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Spero solo che quando rileggerò questo, la quotidianità in quarantena sia già passata, che tutti siamo riusciti ad imparare e a trarne qualcosa di positivo da questa esperienza, come i nonni quando ricordano la guerra, a differenza che noi ci ricorderemo sul divano. Spero solo che fra qualche mese, questo testo sia cosa del passato.

Come si vive la quotidianità in quarantena a Milano, una delle città più colpite dal Coronavirus? Angélica ha raccontato le sue impressioni di questo momento.

L’ITALIA CHE HA SPENTO LE LUCI

Le luci della Lombardia cominciarono a spegnersi per prime, poi quelle del Veneto e qualche settimana dopo anche quelle del resto d’Italia. La causa non è stata un grande “cortocircuito”, o meglio, sì, un “cortocircuito” chiamato Coronavirus, o scientificamente conosciuto come COVID-19. Una “semplice influenza”, dicevamo all’inizio, mentre si guardavano da lontano le conseguenze di questo microscopico agente in Cina. “Colpisce soprattutto gli anziani”, dicevamo quasi con un certo e indolente sollievo. E invece ha cambiato la nostra quotidianità.

La verità è che oggi, a un mese dallo scoppiare di questo virus in Italia e, la terza settimana in quarantena, ci siamo accorti che tutti siamo vulnerabili, che non possiamo guardare più da lontano niente in questo mondo estremamente globalizzato, e che un’influenza può non essere tanto “semplice” quando un sistema sanitario, che fino a qualche mese fa era un esempio, adesso è sull’orlo del collasso.

I fatti: il coronavirus in Italia

Il fatto è che ad oggi, 23 marzo 2020, ci sono 5.476 decessi, superando la Cina “alla grande”, 59.138 contagi di cui 7.024 sono, per fortuna, già guariti.

Il fatto è che uno dei più grandi problemi dell’Italia, la sua demografia costituita nella maggior parte da anziani, si vede ancora più indebolita, più vulnerabile, più presente.

Il fatto è che ci hanno detto a tutti di restare a casa, ma purtroppo, alcuni continuavano a guardare tutto da lontano, mentre altri decidevano di tornare dai loro parenti “laggiù”, senza sapere che portavano con se “la coroncina”. E così, da un giorno all’altro, la bandiera italiana si è vestita tutta di un solo colore: rosso. 

Il fatto è che uno dei sistemi di salute più efficienti in Europa adesso è stremato e chiede aiuto. 

Chiede aiuto per trovare altre mani che sollevino il carico, che accompagnino i pazienti, che creino più posti letto; ma, soprattutto, chiedono un aiuto semplicissimo a tutti i cittadini che hanno la fortuna di abitare in questa terra meravigliosa: stare sul divano ad aspettare che tutto passi. Ma questo si è rivelata difficilissima in questi tempi di “iperattività”, dove “più cose fai, più ti muovi, più figo sei”.

Le conseguenze che dovremo affrontare dopo la quotidianità della quarantena

Le conseguenze? Le abbiamo già lette prima nei numeri, che non sono solo numeri, ma storie di vita di persone con una famiglia che li piange, persone che sono partite da questo mondo da sole. Anziani ma anche giovani.

Così le luci dell’Italia sono state sostituite dai rumori delle ambulanze che interrompono il silenzio e la serenità delle strade vuote. Infatti, sono le ambulanze e i cani – perché adesso sono i cani a portare i loro proprietari a fare la passeggiata – sono quasi l’unica cosa che si sente in giro. Ah! Si sentono anche i flashmob dei vicini che alle 18:00 si mettono a cantare canzoni di autori che spaziano tra L’Italiano, Bella Ciao, Cara Italia e l’inno nazionale.

Il fatto è che dobbiamo rispettare una sola e semplice regola: continuare la nostra quarantena quotidiana, restare a casa, mentre ci godiamo sul divano le immagini del ritorno dei delfini al sud, dei pesci a Venezia e dei cigni a Milano.

Testo di Angélica M. Velazco J.

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