Aprire un’attività in Italia è facile o difficile? Tutto dipende…

Aprire Un’attività In Italia

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Abbiamo parlato con la Dottoressa Francesca Ambrosini: commercialista dal 2008, lavora a Milano e si occupa di assistenza in ambito fiscale e tributario alle piccole e medie imprese che intendono iniziare un percorso economico. Ci ha raccontato come aprire un’attività in Italia

Testo di Angélica M. Velazco J.

“Come aprire un’attività in Italia? Uno straniero può creare un’impresa in Italia? Che cos’è la Partita IVA? Si può lavorare in proprio? Come si fa? Da dove si parte?”

Francesca ci aiuta a rispondere a queste e altre domande, proprio con le parole di un’esperta che gestisce questi temi quotidianamente; lei ci offre le sue indicazioni in totale trasparenza, facendoci capire che lavorare per conto proprio in Italia non è qualcosa che si possa fare da un giorno all’altro, ma è qualcosa che dipende sempre dai propri obiettivi.

  • Da dove si parte per organizzarsi da liberi professionisti o piccoli imprenditori in Italia?

Non è una risposta facile. Bisogna intanto cominciare a capire qual è il progetto da cui partire.

È fondamentale comprendere inoltre che non si può iniziare da soli. In Italia ci sono diverse figure professionali, come potrebbe essere un commercialista o uno studio specializzato nel sistema fiscale e tributario, soprattutto a livello internazionale, che seguono la persona (potenziale imprenditore/imprenditrice) in ogni sua fase dell’attività.

Per cominciare, è fondamentale che ci sia un colloquio iniziale fra la persona ed il professionista, per capire le scelte e le diverse opzioni da intraprendere a seconda dell’attività che si vuole svolgere.

  • Per aprire un’attività in Italia, si può cominciare ad aprire un’attività dall’estero (ad esempio, dal Brasile)? Quindi prima di andare a vivere in Italia?

Assolutamente sì, un soggetto può iniziare ad avviare un’attività all’estero e successivamente valutare di intraprendere un business in/con l’Italia senza necessariamente trasferirsi a vivere qui.

In questo senso ci sono diverse opzioni che variano e dipendono dall’attività che vuole intraprendere il soggetto e dalla modalità con cui il soggetto decide di iniziare un business in/con l’Italia. 

Un soggetto non residente che effettua nel territorio dello Stato italiano, operazioni rilevanti ai fini IVA, per adempiere ai relativi obblighi o esercitare i relativi diritti ha tre opzioni:

  1. Nomina di un rappresentante fiscale

La nomina del rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato è obbligatoria in alcuni casi, e facoltativa in altri. 

E’ obbligatoria quando l’operazione, che avviene nel territorio nazionale, deve essere assoggettata ad Iva ed i relativi obblighi sono previsti a carico del soggetto non residente. 

E’ facoltativa quando permette al soggetto non residente di far valere un diritto come ad esempio quello di poter detrarre l’IVA pagata sugli acquisti in Italia.

Il rappresentante fiscale deve essere nominato attraverso un atto pubblico, una scrittura privata registrata o una lettera annotata in un apposito registro presso l’Agenzia delle Entrate competente in relazione al domicilio fiscale del rappresentante o del rappresentato. 

In alternativa, la nomina può risultare anche da atto autenticato da notaio di Stato estero aderente alla Convenzione dell’AIA del 5 ottobre 1961, debitamente tradotto da un traduttore autorizzato e munito di “Apostille”, oppure legalizzato dal console generale dell’Italia presso lo stato estero. 

Il soggetto nominato, dovrà predisporre le pratiche di inizio di attività per il mandante. Con l’inizio dell’attività il soggetto estero, tramite il suo rappresentante, sarà sottoposto a tutti gli obblighi e diritti previsti dalla normativa IVA nazionale. 

  1. Identificazione diretta

Purtroppo allo stato attuale i soggetti passivi IVA residenti in un paese extra-UE non possono ricorrere alla procedura di identificazione diretta e per ottenere l’attribuzione di un numero di partita IVA in Italia, sono obbligati a nominare un rappresentante fiscale.

  1. Costituzione di una stabile organizzazione

Per stabile organizzazione (S.O.), si intende una sede fissa di affari per mezzo della quale l’impresa non residente esercita, in tutto o in parte, l’attività in Italia. Tale struttura deve essere dotata di autonomia anche rispetto ad una casa madre. 

In via esemplificativa, possono identificare una S.O, una sede di direzione, una succursale, un ufficio (es. ufficio di direzione per il coordinamento di una determinata area geografica), un grande magazzino con un elevato numero di addetti per la logistica e la consegna di beni a clienti.

Non configurano invece una S.O., l’uso di una installazione ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna di beni o merci appartenenti all’impresa, la disponibilità di beni o merci appartenenti all’impresa immagazzinati ai soli fini della trasformazione da parte di un’altra impresa, la disponibilità di una sede fissa di affari utilizzata ai soli fini di acquistare beni o merci o di raccogliere informazioni per l’impresa, 

Diverso è il discorso di un soggetto estero (persona fisica), non residente che vuole trasferirsi a vivere in Italia e qui avviare un’attività. Qui entriamo in un contesto ancora più complesso, perché per lavorare in Italia ci vuole un visto particolare che ovviamente non può essere quello turistico della durata di 90 giorni. 

La cosa fondamentale è, prima di tutto, recarsi all’ Ambasciata italiana dove forniranno tutte le informazioni relative ai requisiti per il rilascio del visto in relazione alla tipologia di attività che il soggetto vuole avviare. 

Quindi, se il soggetto decide di stabilirsi in modo continuativo sul territorio italiano, implica fondamentalmente tre passaggi: informarsi presso l’ambasciata, richiedere il nulla osta alla questura e una volta ottenuto il nulla osta presentarlo in Ambasciata.

A questo punto il soggetto potrà trasferirsi in Italia e avviare l’attività.

  • E se parliamo di un soggetto che vive in Brasile e vuole rimanere in Brasile, ma allo stesso tempo vuole avviare un business in Italia?

A questo punto bisogna mettere a fuoco quale tipologia di attività si vuole svolgere e con quali modalità. 

Come già evidenziato in precedenza se, per esempio, si tratta di un soggetto che vuole entrare nel mercato italiano ma ha già un’attività in Brasile, si aprono diverse ipotesi: la stabile organizzazione e la rappresentanza fiscale. Anche in questo caso, per poter capire questi concetti, ribadisco l’importanza di cercare la consulenza di uno studio specializzato.

Partita IVA

La partita IVA è un codice di 11 cifre che identifica univocamente un soggetto che esercita un’attività d’impresa o professionale, e la tipologia di attività svolta, esso è rilevante ai fini dell’imposizione fiscale indiretta (IVA), diretta e contributiva, ovvero per la futura pensione. Ogni soggetto fiscale dell’Unione europea che esercita un’attività d’impresa o professionale è in possesso di numero di partita IVA.

Su questo aspetto, Francesca ci spiega:

La partita IVA può essere aperta senza particolari problemi, si fa tramite una richiesta online, tuttavia va inquadrata alla luce dell’attività che deve essere svolta e dalla tipologia del soggetto richiedente, poiché l’apertura di una partita IVA è solo uno dei tanti aspetti che devono essere considerati. Vi sono alcune attività dove la semplice apertura della partita IVA non è sufficiente, ma occorrono permessi e autorizzazione rilasciati dalle autorità competenti, come per esempio, le attività di ristorazione, per la quale vengono richiesti requisiti ben precisi sia soggettivi (legati al soggetto che svolgerà l’attività), sia oggettivi (riguardanti i locali).

  • Come si fa nei casi in cui i soggetti decidono di vivere un tempo nel loro Paese, in questo caso il Brasile, e un tempo anche in Italia? È vero che dopo sei mesi che vivi in Italia sei considerato come residente e quindi devi dichiarare e pagare le tasse anche qui?

In realtà è riduttiva questa cosa. La posizione va valutata alla luce della normativa interna e sulla base delle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni (OCSE).

La normativa italiana prevede che ai fini delle imposte sui redditi sono considerate residenti in Italia le persone che, per la maggior parte del periodo d’imposta:

  1. sono iscritte nelle anagrafi comunali della popolazione residente;
  2. ovvero hanno il domicilio nel territorio dello Stato;
  3. ovvero hanno la residenza nel territorio dello Stato.

Le tre condizioni sono tra loro alternative; sarà pertanto sufficiente il verificarsi di una sola di tali condizioni affinché un soggetto sia considerato fiscalmente residente nel territorio dello Stato. Tuttavia tale normativa va integrata alla luce delle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni.

Infatti, nel caso in cui un soggetto, in applicazione delle varie leggi nazionali, risulti residente in più Stati, per dirimere il conflitto si applica il modello di convezione OCSE, che fissa alcuni criteri detti “tie breaker rules” per definire la residenza in via definitiva.

Ecco perché è fondamentale affidarsi ad un consulente in grado di mettere a fuoco le varie problematiche. 

  • Ok, quindi i documenti necessari dipenderanno dal tipo di attività che si vuole svolgere e anche i costi, ma le tempistiche quali sono? Quanto tempo ci si mette per aprire un’attività in Italia?

Anche qui, dipende dall’attività che si svolge. 

Andrà valutata preventivamente la modalità con cui il soggetto decide di intraprendere un business in/con l’Italia e successivamente la tipologia di attività.

Come già menzionato precedentemente vi sono attività per le quali si rendono necessarie valutazioni soggettive (ovvero requisiti in capo al soggetto che inizia l’attività) e la richiesta di permessi e autorizzazioni rilasciati dalle autorità competenti.

Potrebbe essere una cosa che nel giro di uno-due mesi si risolve, come potrebbe richiedere più tempo.

  • Esistono delle limitazioni perché uno straniero possa aprire un’attività o una partita IVA in Italia?

Fatto salvo il principio generale di reciprocità, in linea di principio non ci sono particolari limitazioni. L’unica cosa fondamentale è essere seguiti da un professionista per capire qual è la forma migliore da adottare.

Consiglio pratico: affidatevi a un professionista

Dopo questa chiacchierata con la Dott.ssa Ambrosini, non si può nascondere che lavorare per conto proprio in Italia è complesso. C’è tutto un sistema e una terminologia da capire, ma la parola chiave in tutto questo è “aiuto”. Bisogna cercare aiuto da parte di un professionista. In Italia è normalissimo che i lavoratori, soprattutto quelli indipendenti, abbiano un commercialista, anzi, è necessario perché il sistema tributario è in continuo cambiamento. 

Se non hai capito metà di quello che c’è scritto in questo articolo, non preoccuparti. Neanch’io capivo molto mentre lo scrivevo, ma una cosa mi è chiara: bisogna affidarsi a uno studio specializzato perché segue gli imprenditori passo a passo, li aiuta a capire che ci sono diverse forme societarie in Italia e suggerisce qual è quella più giusta da adottare. 

La cosa più importante da ricordare è che ci vuole un progetto molto chiaro prima di cominciare qualsiasi attività in Italia. Anche se è una strada complessa da percorrere, nulla vieta di muoversi. È un tema complesso ma non è impossibile.

 

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