La Patente In Italia: La Sfida Di Tornare a Scuola

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Ritornare a scuola per ottenere la patente in Italia? Nello “stivale” funziona proprio così! Scopriamo come uno straniero affronta questa sfida.

Ho usato la parola “scuola” perché per farsi la patente in Italia, non solo bisogna studiare, ma anche saper gestire l’ansia degli esami e l’attesa dei risultati.

La patente, cioè il documento che ti permette di guidare un veicolo, è una cosa che gli italiani normalmente fanno appena raggiunti i 18 anni. Ma noi, gli stranieri, dovremmo farla quando ci capita; molti di noi la facciamo perché abitiamo lontano, per lavoro o semplicemente come una sfida personale. Nel mio caso si tratta delle due ultime opzioni.

Adesso, ai miei 32 anni, mi trovo a frequentare la Scuola Guida. Perché per poter fare la patente bisogna fare un corso, un esame teorico, uno orale, e uno pratico. Tutto è a pagamento e la durata potrebbe essere di 6 mesi, un anno o un po’ di più; dipende da quanto bravo e perseverante sei con il corso.

La flessibilità delle lezioni teoriche

Normalmente, le lezioni di teoria sono abbastanza flessibili e si possono frequentare in vari orari, quindi, per chi lavora, è abbastanza comodo. Io facevo due ore alla settimana fino ad arrivare a un totale di 24 argomenti, che si trovano anche nel manuale teorico che si compra all’inizio. Il tutto è accompagnato da un’App che ti permette di fare i famosi “quiz”, che ti prepareranno per il giorno dell’esame teorico.

È IMPORTANTISSIMO fare questi quiz, a casa, nel parco, in vacanza, tutte le volte che puoi. I quiz seguono la modalità dell’esame e hanno diversi livelli di difficoltà. In questo modo, quando annunceranno la data del tuo esame, non vai in crisi perché devi studiare tutto insieme o di fretta. Ve lo garantisco, fare i quiz come metodo di studio può essere la chiave del successo. 

Finalmente arriva il giorno del tanto atteso esame

Finalmente arriva il giorno del mio esame. Una mattina invernale in cui non sapevo se tremavo dal freddo o dall’ansia per la prova. Durante quella notte non ho dormito bene, sembravo proprio un’adolescente a scuola in un esame finale. Il giorno prestabilito mi trovo nella sede del Ministero dei Trasporti di Milano, dove si terrà l’esame e mi sento come una vecchietta in mezzo a tutti quegli adolescenti pronti per guidare la macchina dei genitori.

È il momento, mi chiamano, mi siedo di fronte al PC, verificano i miei dati e comincia la prova, assieme a tutti gli altri studenti. Ho 30 minuti (e un buco nello stomaco) per rispondere a 40 domande di Vero e Falso. Se sbaglio 4 domande mi bocciano e dovrò ripetere (e pagare nuovamente) l’esame. Finisco 25 minuti dopo e mi dicono di aspettare i risultati.

Passano circa 20 minuti e arrivano le schede con gli studenti “Idonei” e “Respinti”: sulla mia scheda è scritto “idonea”, questo vuol dire che ho superato l’esame! Ho provato quasi la stessa felicità di quando ho finito la tesi all’università. Quella sera ho dormito sonni tranquilli.

La “patente temporanea”, cosiddetto “Foglio rosa”

Quando superi l’esame teorico, pochi giorni dopo ti arriva il così atteso “Foglio rosa”, cioè, una patente provvisoria – di color rosa– che ti permette di fare le lezioni pratiche e di guidare per conto tuo, ma sempre accompagnato da una persona che abbia la patente da almeno 10 anni.

L’esame pratico

Quattro mesi dopo arriva la data dell’esame pratico. A me tocca farlo un sabato mattina e provo la stessa sensazione di quello teorico ma con meno freddo perché è già primavera. Nel mio caso, l’ansia aumenta un po’, mi sento insicura perché “io nemmeno la bici avevo guidato in città, figurati una macchina con i cambi!” Ma non ero l’unica e quello mi ha dato un po’ di speranze.

Sono le 8 del mattino e l’istruttore della scuola ci porta in un posto della città che è più o meno tranquillo, ma che ha tutte le caratteristiche adeguate per mettere alla prova tutto quello che hai imparato durante le pratiche. Arriva l’esaminatore e ci spiega che l’esame sarà fatto in 3 fasi:

  • una di domande orali sulla conoscenza della macchina che guideremo;
  • una seconda di manovre (parcheggi e inversione di marcia);
  • una terza con i diversi tipi di guida (in città, rotatorie e tangenziale…).

Comincia a chiedere a ciascuno di noi la prima fase. A me questa è andata bene. Mi rendevo conto che mentre rispondevamo, eravamo tutti pallidi per la tensione. Nel frattempo penso: “io sono l’unica straniera del gruppo, ma se loro, che sono italiani, si sentono così, allora è normale che anch’io mi senta così!”. 

Esame pratico, nervi a fior di pelle

Arriva la fase delle manovre e mi tremano i piedi sui pedali: per me i parcheggi sono la cosa più difficile. Ma anche questa parte è andata bene! “Una fase in più e avrò la patente in mano”, pensavo.

Arriviamo all’ultima parte e mi metto alla guida, sono passati pochi minuti e tutto ok, l’esaminatore mi dice di svoltare a destra ed io obbedisco, sona attenta a tutto, agli Stop, alle persone che attraversano, al semaforo, al volante; e quando giro a destra, la macchina fa un movimento strano nel lato destro.

L’esaminatore mi dice: “niente, ci vediamo il prossimo mese”, l’istruttore, che si trovava al mio lato destro, mi chiede di fermarmi e di cambiare al posto del passeggero. Sono stata bocciata! Ero confusa, non capivo cos’era successo. Pochi minuti dopo il mio istruttore mi spiega che avevo scavalcato l’angolo del marciapiede e questo si considera come errore. Il fatto è che ero talmente nervosa che non mi sono accorta di quello che stava succedendo.

Andrà meglio la prossima volta, non desisto

Infine, ragazzi, un giorno vi racconterò come andrà a finire questa storia. Da adesso in poi dovrò lavorare sulle mie paure, controllare di più l’ansia, ricordare che ho superato sfide più grandi nella vita, come la scuola, l’università, il lavoro, … e devo cercare di fare pratiche sulle strade.

Vi dico che non c’è niente di cui vergognarsi. Io non sono stata l’unica bocciata, in un gruppo di 4 persone, a 3 è successo lo stesso. Vuol dire che non siamo pronti. Il tema della patente in Italia è una questione seria rispetto a molti paesi dell’America Latina; bisogna farla bene, imparare nuove regole e atteggiamenti che non ci sono nei nostri paesi di provenienza.

Dobbiamo acquisire una nuova terminologia specifica in italiano, identificare nuovi segnali, conoscere altre strutture stradali, normative, e, ovviamente, capire che esistono multe pesanti per chi non lo sa fare in maniera corretta. Per tutto c’è un motivo: alla fine, la cosa più importante è evitare gli incidenti e tutelare la vita propria e quella degli altri.

Informazioni utili per ottenere la patente di guida in Italia

Nota: Molti di voi possono respirare tranquilli, amici brasiliani. Da gennaio 2018 è in vigore un Accordo di reciprocità per la conversione della vostra patente, ed è valido, per adesso, fino a gennaio 2023.

Questo accordo dice che possono richiedere la conversione della patente di guida, senza fare gli esami, i titolari della patente brasiliana che sono residenti in Italia da meno di quattro anni al momento della presentazione della domanda.

Invece, coloro che sono residenti in Italia da più di quattro anni, potranno ottenere il rilascio della patente italiana per conversione, solo dopo aver sostenuto con esito positivo gli esami di revisione patente.

Testo di Angélica M. Velazco J.

Vi lascio il link con l’informazione più approfondita.

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